Immagine presa dal web

Ciao,

Sono Almina, una ragazza bosniaca che dal 1995 vive in Italia, nella belissima regione dell’Abruzzo in una piccola città sulla costa adriatica Francavilla al Mare. Apro il mio blog oggi il 29 marzo 2020, fino a 5 marzo conducevo la vita normale come la maggior parte di noi, mi dividevo tra gli impegni lavorativi e la famiglia. Sono una traduttrice e insegno spagnolo, anche mio marito è un formatore linguistico da più di 15 anni è titolare di una scuola di lingue, collabora con vari enti di formazione e svolge corsi di lingua inglese in varie aziende del territorio abruzzese. Abbiamo due figli, Lara che compirà 11 anni a maggio e Daniel di 2 anni compiuti a febbraio. Siamo una famiglia come tante altre viviamo le nostre giornate in modo frenetico sempre di corsa, abbiamo i minuti contati, non ci possiamo perdere dietro i capricci e cambiameneti ormonali che comportano una continua lotta di supremazia. Lara frequenta la 5 elementare, un carattere molto forte e determinato, non ama essere rimproverata e come dice lei “commandata”, ama la scuola un po’ meno lo studio, ama i suoi compagni le sue maestre, ma non sopporta i soliti schemi è una rivoluzionaria, non ama i sopprusi e le critiche, vorrebbe studiare solo ciò che le interessa e che potrebbe esserle utile nel futuro, è una bambina matura, indipendente e coraggiosa. Daniel è un cucciolo, io lo definirei un gentiluomo dalla nascita, attento, pacato e felice. Come ogni cucciolo non ama stare lontano dalla sua mamma quindi ogni mattina è uno strazio portarlo al nido. Piange, non vuole vestirsi, protesta in vari modi e maniere ma alla fine si arrende… ed io ogni mattina vado a lavorare con il nodo alla gola, con mille domande in testa, con la paura di non essere all’altezza del mio compito di madre. Ma nel tragitto cercodi consolarmi dicendomi che lo faccio per loro, per potergli offrire una vita migliore… In realtà non ho mai chiesto a loro cosa renderebbe la loro vita migliore… rientro la sera tardi loro ormai hanno mangiato, li scruto, osservo i loro atteggiamenti, chiedo di come è andata la giornta, vorrei fare tante cose ma ormai sono le 21 ed io sono distrutta dal lavoro, dai problemi che si sono presentati, dalle spiegazioni che ho dovuto dare e da quelle che mi sono state date. Do una sistemata veloce alla cucina, al bagno, stiro qualcosa… mi metto a letto con loro, un bacio, un abbraccio e crolliamo… e il giorno dopo si riparte… o meglio si ripartiva… uso il passato perchè ora siamo tutti in casa lo siamo dal 5 di marzo, usciamo per le cosiddette neccessità, tutto si è fermato ma i miei bambini sorridono molto di più, mia figlia non soffre più di dermatite, abbiamo speso tantissimo in prodotti, tra shampoo, creme e oli ma solamnte la quarantena forzata è servita, ecco questa è la cura miracolosa. Daniel non piange più, non morde qualsiasi cosa si trova davanti e non si rifiuta più di mettere la giacca, anzi, è felice perchè sa che mettendosela uscirà in giardino per giocare con il suo amato papà che nei giorni “normali” vedeva forse 5/6 ore a settimana. E io in tutto questo? Nei primi giorni sono precipitata in un barratro, nel panico, nella paura, venivo assalita da crisi di panico che mi toglievano il respiro e non mi facevano mangaire… non riuscivo a capire cosa mi stava accadendo, a me, una donna forte, temeraria, con alle spalle un passato degno di un film drammatico, misi una decina di giorni per capire che ero semplicemente tornata indietro e non di poco ma di ben 28 anni, ero tornata alla mia quarantena non da madre e moglie ma di figlia e sorella… ed ecco la decisione di scrivere, di rivivere e forse di dare un aiuto a tutte quelle madri che come me pensano che i nostri figli usciranno da tutto questo affranti, ideboliti, impauriti con conseguenze psicologiche rilevanti… forse alcuni sì… ma penso che la maggior parte dei nostri cuccioli lo ricorderà come un periodo di tranquilità, condivisione, vita familiare sana e costruttiva, senza schemi quotidiani da rispettare, senza minuti contati, urla disumane e pretese a volte da vita in caserma…. Io vi racconterò la mia quarantena durata 44 mesi, 1338 giorni, 3,5 anni… quarantena nella quale i sueprmercati erano chiusi perchè erano vuoti e per 44 mesi non sono mai stati riforniti, eravamo senza luce, gas e acqua ed avevamo un unico desiderio sopravivere alla fila del pane, dell’acqua e alla raccolta dei lunch packet lanciati dagli aerei dei caschi blu.

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